J.J. Andrew Steiner

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Hai mai sentito parlare di J.J. Andrew Steiner? Massì dai, quell’entomologo laureato ad Oxford sotto il cavolo di luna crescente. Non mi credi? Sei tale e quale a com’eri da bambino, anche se lo sei ancora, un bambino. Sei tale e quale al te stesso di un infinità di quanti fà, che noi riassumiamo in quattro secondi circa. Gatto più, gatto meno.

Have you ever heard talk about J.J. Andrew Steiner? God… the  great entomologist graduate in Oxford under the cabbage of crescent moon. You don’t believe me?  You’re just like when you were a child, even if you are still a child. You’re the same as you, same as a quantum infinite ago, we can sum up in about four seconds. Cat more cat less.

Antony Risi

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Filastrocca della paura

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Che cos’è la paura? Che cosa si vede attraverso di essa? Cosa può diventare se non la si affronta? Guardo, riguardo i miei disegni e mi accorgo che la maggior parte, o quelli più sentiti, parlano della paura. Della paura e dei bambini.
La paura è un naturale messaggio del corpo. Ci mette in guardia contro cose che potrebbero farci del male. Una volta avvertita, per poterla esorcizzare andrebbe guardata, analizzata e affrontata con curiosità e rispetto. Come un bambino che ha paura delle cavallette, che si agita e scappa se ne vede una…specie se questa si mette a saltare. Un giorno, però il bambino si ferma un attimo. La vede. Può chiedersi del perché o del come rispetto allo spavento che prova di fronte a un esserino così inerme. Forse lo fa, forse no. Fatto sta che decide che non vuole più avere paura delle cavallette; Allora tenta di avvicinarsi e di prenderla ma è incerto e le mani gli tremano e allora WIIIISHHHH la cavalletta salta via! Il bimbo si spaventa e vorrebbe scappare ma qualcosa lo fa rimanere immobile. Ha paura, certo, ma non è quello. Sente come un energia, una forza che nonostante il timore lo tiene ancorato lì. E’ concentrato. La cavalletta non si è allontanata molto. Lui ci riprova. Si avvicina misurando ogni passo perché sa che un singolo movimento brusco può farla scappare. Si avvicina sempre di più. Ora comincia a chinarsi. Ce l’ha lì davanti a se. Diavolo, quant’ è brutta una cavalletta…’sti occhi strani, ‘sta bocca a caso. Fa un respiro profondo. Sa che non può tentennare perché sennò gli sfuggirà ancora e comincerà tutto daccapo. Sa che non può usare troppa forza perché finirebbe con lo schiacciarla o comunque farle del male. Va bene, è pronto. Ha paura, ma è pronto. Uno…due….tre! Presa! Ora ce l’ha in mano. La guarda, tenendola distante. Ruota il polso in tutte le direzioni per studiarla bene. Poi se l’avvicina agli occhi per osservarla da vicino. Riflette su quello che sta provando: un misto di paura, curiosità e soddisfazione. Il bambino è contento, e ora vuole lasciarla andare. Sa che molto probabilmente quando la lascerà, questa spiccherà il volo e quindi decide di lanciarla. Non con violenza, ma semplicemente le darà una piccola spinta per andarsene. Infatti la cavalletta prende il volo e il bimbo resta fermo ancora un po’, a pensare, prima di andarsene via.
Quest’aneddoto riassume quello che per me è un modo sano ed equilibrato di affrontare la paura; messaggio totalmente naturale, seppur a volte, razionalmente non giustificato. Affrontarla, senza permetterle di crescere, di trasformarsi in qualcosa di peggio: la paura di avere paura. Questo è un germe che nasce e debilita; e che spesso può essere scambiato per semplice timore. La paura di avere paura ci fa chiudere in noi stessi, creando muri, barriere. Ci fa nascondere e diventare ciechi. Questo fa il bambino della mia storia che vedete illustrata qui sopra. Così piccolo e spaventato dal vuoto ( o il pieno? ) che lo circonda decide di isolarsi in un minuscolo spazio. Rifugio che non gli da comunque un vero piacere perchè in cuor suo comprende la situazione; ma sopratutto, come se si sentisse osservato compie l’ultimo gesto. Spegne la luce, si annulla. Azzurra ci ha regalato parecchie bellissime immagini con la sua filastrocca, mentre io, seguendo i suoi versi ho cercato il gesto essenziale che racchiudesse tutte quelle immagini. L’essenza della paura di avere paura: il chiudersi, l’annullarsi.
Poesia di Azzurra d’Agostino
Disegni di Antony Risi
What is the fear? What you see through it? What can become if not you meet her? I look my drawings and I realize that most speak of fear. Of fear and children.

The fear is a natural message of the body. He warns us against things that could harm us. Once warned, to be able to exorcise should be looked at, analyzed and approached with curiosity and respect. Like a child who’s afraid of the grasshoppers, that escape if he sees one… especially if it starts to jump. One day, however, the child stop he’s self for a moment.He sees her. Can ask to he’s self the why or the how about the fear in front of a creature so defenseless. Maybe it does, maybe not. The fact is that decides it doesn’t want to be afraid of grasshoppers; He try to get closer and take it but it is uncertain and then WIIIISHHHH the grasshopper jumps off! The baby gets scared and would like to run away but something stop the child. Afraid, sure, but it’s not that. He feels like an energy, a force that despite the fear keeps him anchored there. And ‘it concentrated. The grasshopper is not very moved away. He tries again. He approaches by measuring each step because he knows that a single sharp movement can make her escape.He is getting closer. Now he begins to bend. He has it there in front of you. Hell… how is ugly a grasshopper …such a strange eyes, such a mouth. She takes a deep breath. He knows he can not hesitate because otherwise the grasshopper still escape and begin all over again. He knows he can not use too much force because it would end up with the crush or otherwise harm her. Okay, it’s ready. He is afraid, but he is ready. One two Three! Now have it in hand. He looks at her, holding it away. Rotate the wrist in all directions to study it well. Then approaching eyes to see it close. he reflect on what he is feeling: a mixture of fear, curiosity and satisfaction. The child is happy, and now wants to let her go. In fact, the grasshopper takes flight and the baby stays put some more ‘, to think, before you go away.

This anecdote sums up what for me is a healthy and balanced way to deal with fear; totally natural message, albeit sometimes not rationally justified. Face it, without allowing it to grow and develop into something worse: the fear of being afraid. This is a germ that is born and weakens you; and it can often be mistaken for simple fear. The fear of being afraid makes us close in on ourselves, creating walls, barriers. It makes us hide and become blind. Like the child of my story that you see pictured above. So small and frightened by the empty (or full?) surrounding it decides to isolate himself in a tiny space.This that gives him still not a real pleasure because in his heart he understands the situation; but above all, as if he felt observed he performs the last act. Turn off the light, it cancels. Azzurra d’Agostino has given us many beautiful pictures with his rhyme, while I, following his verses I tried the essential gesture to enclose all those pictures. The essence of the fear of being afraid: the close.

Poetry by Azzurra d’Agostino
Drawings by Antony Risi

 

Crumbs

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It ‘a great satisfaction to know that a little bit around the world there are my works. Not only on paper, but in different contexts. I am creating them, but at the same time are tracks that I follow. Crumbs. In fact I feel a bit like Hansel in the woods. The only difference is that he knew where the little trail would lead him. Not me.
Absolutely not.
But in the meantime, as I follow this little trail, I gather the crumbs, and I put them in my pocket. Who knows not collect enough to make us a loaf.

E’ una bellissima soddisfazione sapere che un pò in giro per il mondo ci sono i miei lavori. Non solo su carta, ma in vari contesti. Sono io a crearle, ma allo stesso tempo sono tracce che seguo. Briciole. In effetti mi sento un pò come Hansel nel bosco. L’unica differenza è che lui sapeva dove quelle piccole tracce lo avrebbero condotto. Io no.
Proprio no.
Ma intanto, mentre seguo questa piccola scia, raccolgo le briciole e me le metto in tasca. Chissà che non ne raccolga abbastanza per farci una pagnotta.

Un fumetto per te

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Volete fare, o farvi un regalo? Faccio fumetti personalizzati su commissione. Voi dovrete solo dirmi per chi è, e raccontarmi un aneddoto; la storia che vi piacerebbe fosse narrata. Ai disegni e alla rilegatura ci penso io! In una settimana, a seconda del numero di pagine, potrete trovarvi fra le mani un fumetto unico, il vostro.
Allora… mi raccontate una storia?

Do you want to do, or give you a gift? I do custom comics on commission. So you only need to tell me who it is, and tell a story; the story that you would like to be told. Drawings and binding I’ll! In a week, depending on the number of pages, you can find yourself in his hands a single comic, yours.
So… you tell me a story?

Pinocchio

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Ho partecipato all’importante concorso organizzato da Il Battello a Vapore, che cercava un illustratore che lavorasse sul racconto di Pinocchio. Il bando chiedeva una copertina a colori e tre illustrazioni in bianco e nero. Quelle qui sopra sono state le mie proposte. Purtroppo non sono stato selezionato, però è stato un grandissimo piacere riprendere in mano un racconto di questa portata. L’ho riletto in qualche ora e tutto d’un fiato; ed è proprio in questo modo che forse l’ho apprezzato ancora di più. E’ una storia intima (quella di Pinocchio) e vasta, per la mole di personaggi e situazioni che vive. Un racconto che parla di crescita, della maturazione di un bambino attraverso contesti di povertà o miseria e del suo approccio con i personaggi che ci vivono. Ci sono personaggi con cui ha a che che fare per pochissimo, ed altri che hanno una presenza più o meno costante nel libro. Non posso non pensare alle comparse di questo racconto, che pur apparendo per poco, sono descritti in maniera semplice ma incisiva. Mi vengono in mente “… il grosso serpente, disteso attraverso la strada, che aveva la pelle verde, gli occhi di fuoco e la coda appuntata,che gli fumava come una cappa di camino…“. Oppure quel pescatore che voleva friggere Pinocchio per poi mangiarselo: “… quel pescatore così brutto che pareva un mostro marino. Invece di capelli aveva sulla testa in cespuglio foltissimo di erba verde; verde era la pelle del suo corpo, verdi gli occhi, verde la barba lunghissima, che gli scendeva fin quaggiù…”  Enigmatici, o forse, in realtà semplici come ci vengono presentati… Dopo tutto vengono visti dagli occhi di un bambino.

I participated in the important contest organized by  Il Battello a Vapore, he was looking for an illustrator who worked on the story of Pinocchio. The notice calling for a full color cover and three illustrations in black and white. Those above are my proposals. Unfortunately I have not been selected, however, it was a great pleasure to take back a story of this magnitude. I read it in a few hours and in one breath; and it is in this way that maybe I appreciated it even more. And ‘an intimate story (that of Pinocchio) and wide, for the amount of characters and situations that lives. A story that speaks of growth, the maturation of a child through contexts of poverty or misery and his approach to the characters who live there. There are characters with which has to do for a very short, and others that have a more or less constant presence in the book. I can’t not think of the extras of this story, which although not for long, are described in a simple but incisive. I can think of “… the big snake, lying across the road, which had green skin, eyes of fire and pinned the tail that smoked like a chimney hood …”. Or that fisherman who wanted to fry Pinocchio and then eat him: “… the fisherman so bad that looked like a sea monster. Instead of hair his head in thick bush of green grass, it was the skin of his body, green eyes, green, his long beard, which came down here on earth … “enigmatic, or perhaps actually as simple as we are presented … After all they are seen by the eyes of a child.

Wires

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manichino

Siamo diventati Società. Oggi più di ieri siamo tutti collegati. Siamo una rete, una fitta rete, un organo vivente e pulsante. Chi volontariamente, chi meno. E’ molto difficile cercare di non far parte di questo meccanismo proprio perché la nostra civiltà sta costruendo le sue nuove basi sul Collegamento. Anzi, per essere ancora più preciso, sulla localizzazione. Sull’annullamento della privacy. Sull’auto sorveglianza. Telefoni, social, chat, posizione, eventi, foto, video e ancora foto. In qualche modo dici a tutti dove sei e cosa fai; e allora il mangiare, il camminare, o il non fare semplicemente nulla diventano gare la cui unità di misura è il Like. Si condivide troppo facilmente la propria privacy, la si smercia a scapito della propria capacità di godere della mancanza di interazioni sociali; dell’amore per la propria individualità. E in mancanza di privacy si rafforza un concetto che esisteva già prima di tutto questo: l’auto sorveglianza. Inutile parlare di telecamere per la città, o di come siamo sempre più controllati se poi non ci si accorge che noi stessi siamo i primi a farlo, inconsapevolmente o meno, con noi e con i nostri contatti.

We have become the Society. Today more than ever we are all connected. We are a network, a dense network, a pulsating organ. Who voluntarily, some less. It ‘very hard to not be part of this mechanism precisely because our civilization is building its new bases on the connection. Or, to be more precise, on the localization. On cancellation of privacy. On self-monitoring. Phones, social, chat, location, events, photos, videos and still photos. Somehow you tell everyone where you are and what you do; and then eating, walking, or simply do nothing become races whose unit of measurement is the Like. It too easily shares his privacy, he sells at the expense of our ability to enjoy the lack of social interaction; love for one’s individuality. And in the absence of privacy it is reinforced a concept that already existed before all this: the self-monitoring. Needless to mention cameras around the city, or as we are increasingly controlled if we do not realize that we ourselves are the first to do so, unwittingly or not, with us and with our contacts.

… things

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Biglietti da visita, eventi, foto, social, condivisione, soddisfazioni, delusioni.

Cose.

Avviare un attività e riuscire a vivere facendo quello che ci piace o che ci facciamo piacere. Entrare pienamente in questo mercato è molto difficile, ma va bene così. Se avessi iniziato un percorso già spianato non avrei imparato quello che sto imparando ora. La difficoltà è un tesoro enorme. Ci porta ad inventare, inventarsi, adattarsi, creare novità. Qualcosa che in termine tecnico ti renda “appetibile” sul mercato. La cosa che ho e che sto imparando, e che è davvero molto importante per me è che non ci sono solo due o tre strade per arrivare in un posto; ce ne sono molte, in relazione alla tua creatività e sensibilità. Io ( come quei tantissimi come me che rendono il mercato “saturo”, per usare un altro termine tecnico ) il mio percorso me lo sto costruendo giorno dopo giorno, anche se a volte, nella frenesia delle mie giornate, mi fermo. Mi guardo intorno: le scrivanie su cui lavoro, piene di libri, penne matite computer etc… guardo in alto, sull’armadio, i miei quadernoni con le stampe dei miei lavori e i sacchetti con il materiale che uso per allestire gli spazi agli eventi. Ecco, proprio in quel momento, a volte, mi fermo e dico:”cose”.

Business cards, events, photos, social, sharing, satisfactions and disappointments.

Things.

Start a business and make a living doing what we like or we pretend we do. Enter fully into this market is very difficult, but that’s okay. If I had started already paved a path I would not have learned what I’m learning now. The difficulty is a huge treasure. It leads us to invent, invent, adapt, create novelty. Something which in technical terms will render “palatable” on the market. The thing that I have and I’m learning, and that is really important for me is that there are not just two or three ways to get to a place; there are many, depending on your creativity and sensibility. I and many like me that make the market “saturated” ( to use an another technical term) i’m building my path day by day, although sometimes, in the frenzy of my days, I stop. I look around: the desks where i work, filled with books, computer pens pencils etc … I look up, on the cabinet, my exercise books with prints of my work and the bags with the material that I use to set up spaces to events. Here, just then, sometimes, I stop and say: “things.”

Superarsi!

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Ed ecco l’immagine definitiva che ho spedito a Switch On Future per il bando “Superarti”. Come dicevo nel precedente post non è stato facile per me produrre un immagine che mi appagasse, per questo bando. C’è voluto molto perchè è un tema per me molto intimo, importante. C’è voluto molto e all’ultimo ho buttato fuori questo lavoro, di getto. Quest’immagine, che a prima vista potrebbe essere letta in chiave abbastanza individualista, è per me in realtà il concetto di come slegarsi da tutto e da tutti ( lo so, sono termini molto generalizzanti, ma cercate di capire ) sia fondamentale per trovare una strada personale. Strada che magari non porta da nessuna parte professionalmente, ma che almeno ti permette di crescere e maturare sviluppando un proprio pensiero critico. Basta con il sentire, o il dare consigli, basta col guardarsi intorno cercando di capire, basta con il parlare. Bisogna ascoltare. E se ti stacchi dal resto, costringerai chi è dietro di te a fare altrettanto. Altrimenti potrà sempre fermarsi, e aspettare. La risposta arriva prima o poi e in qualche modo.

And here is the final image that I sent to Switch On Future for “Superarti” notice. As I said in the previous post it was not easy for me to produce an image that satisfice me for this call. It took a lot because it is a very personal issue for me, important. It took a long and last I threw out this work. This image, which at first glance could be read in key quite individualistic, it is for me in reality the concept of how to be untied from everything and everyone (I know, are very generalized terms, but understand) is critical to find a personal road. Road who may not lead anywhere professionally, but at least allows you to grow and mature developing their own critical thinking. Enough with hear, or give advice, just look around with trying to figure out, enough with the talk. You have to listen. And if you fall away from the rest, you force those behind you to do the same. Otherwise you can always stop and wait. The answer comes sooner or later, and in some way.