… things

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Biglietti da visita, eventi, foto, social, condivisione, soddisfazioni, delusioni.

Cose.

Avviare un attività e riuscire a vivere facendo quello che ci piace o che ci facciamo piacere. Entrare pienamente in questo mercato è molto difficile, ma va bene così. Se avessi iniziato un percorso già spianato non avrei imparato quello che sto imparando ora. La difficoltà è un tesoro enorme. Ci porta ad inventare, inventarsi, adattarsi, creare novità. Qualcosa che in termine tecnico ti renda “appetibile” sul mercato. La cosa che ho e che sto imparando, e che è davvero molto importante per me è che non ci sono solo due o tre strade per arrivare in un posto; ce ne sono molte, in relazione alla tua creatività e sensibilità. Io ( come quei tantissimi come me che rendono il mercato “saturo”, per usare un altro termine tecnico ) il mio percorso me lo sto costruendo giorno dopo giorno, anche se a volte, nella frenesia delle mie giornate, mi fermo. Mi guardo intorno: le scrivanie su cui lavoro, piene di libri, penne matite computer etc… guardo in alto, sull’armadio, i miei quadernoni con le stampe dei miei lavori e i sacchetti con il materiale che uso per allestire gli spazi agli eventi. Ecco, proprio in quel momento, a volte, mi fermo e dico:”cose”.

Business cards, events, photos, social, sharing, satisfactions and disappointments.

Things.

Start a business and make a living doing what we like or we pretend we do. Enter fully into this market is very difficult, but that’s okay. If I had started already paved a path I would not have learned what I’m learning now. The difficulty is a huge treasure. It leads us to invent, invent, adapt, create novelty. Something which in technical terms will render “palatable” on the market. The thing that I have and I’m learning, and that is really important for me is that there are not just two or three ways to get to a place; there are many, depending on your creativity and sensibility. I and many like me that make the market “saturated” ( to use an another technical term) i’m building my path day by day, although sometimes, in the frenzy of my days, I stop. I look around: the desks where i work, filled with books, computer pens pencils etc … I look up, on the cabinet, my exercise books with prints of my work and the bags with the material that I use to set up spaces to events. Here, just then, sometimes, I stop and say: “things.”

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