Wires

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manichino

Siamo diventati Società. Oggi più di ieri siamo tutti collegati. Siamo una rete, una fitta rete, un organo vivente e pulsante. Chi volontariamente, chi meno. E’ molto difficile cercare di non far parte di questo meccanismo proprio perché la nostra civiltà sta costruendo le sue nuove basi sul Collegamento. Anzi, per essere ancora più preciso, sulla localizzazione. Sull’annullamento della privacy. Sull’auto sorveglianza. Telefoni, social, chat, posizione, eventi, foto, video e ancora foto. In qualche modo dici a tutti dove sei e cosa fai; e allora il mangiare, il camminare, o il non fare semplicemente nulla diventano gare la cui unità di misura è il Like. Si condivide troppo facilmente la propria privacy, la si smercia a scapito della propria capacità di godere della mancanza di interazioni sociali; dell’amore per la propria individualità. E in mancanza di privacy si rafforza un concetto che esisteva già prima di tutto questo: l’auto sorveglianza. Inutile parlare di telecamere per la città, o di come siamo sempre più controllati se poi non ci si accorge che noi stessi siamo i primi a farlo, inconsapevolmente o meno, con noi e con i nostri contatti.

We have become the Society. Today more than ever we are all connected. We are a network, a dense network, a pulsating organ. Who voluntarily, some less. It ‘very hard to not be part of this mechanism precisely because our civilization is building its new bases on the connection. Or, to be more precise, on the localization. On cancellation of privacy. On self-monitoring. Phones, social, chat, location, events, photos, videos and still photos. Somehow you tell everyone where you are and what you do; and then eating, walking, or simply do nothing become races whose unit of measurement is the Like. It too easily shares his privacy, he sells at the expense of our ability to enjoy the lack of social interaction; love for one’s individuality. And in the absence of privacy it is reinforced a concept that already existed before all this: the self-monitoring. Needless to mention cameras around the city, or as we are increasingly controlled if we do not realize that we ourselves are the first to do so, unwittingly or not, with us and with our contacts.

… things

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Biglietti da visita, eventi, foto, social, condivisione, soddisfazioni, delusioni.

Cose.

Avviare un attività e riuscire a vivere facendo quello che ci piace o che ci facciamo piacere. Entrare pienamente in questo mercato è molto difficile, ma va bene così. Se avessi iniziato un percorso già spianato non avrei imparato quello che sto imparando ora. La difficoltà è un tesoro enorme. Ci porta ad inventare, inventarsi, adattarsi, creare novità. Qualcosa che in termine tecnico ti renda “appetibile” sul mercato. La cosa che ho e che sto imparando, e che è davvero molto importante per me è che non ci sono solo due o tre strade per arrivare in un posto; ce ne sono molte, in relazione alla tua creatività e sensibilità. Io ( come quei tantissimi come me che rendono il mercato “saturo”, per usare un altro termine tecnico ) il mio percorso me lo sto costruendo giorno dopo giorno, anche se a volte, nella frenesia delle mie giornate, mi fermo. Mi guardo intorno: le scrivanie su cui lavoro, piene di libri, penne matite computer etc… guardo in alto, sull’armadio, i miei quadernoni con le stampe dei miei lavori e i sacchetti con il materiale che uso per allestire gli spazi agli eventi. Ecco, proprio in quel momento, a volte, mi fermo e dico:”cose”.

Business cards, events, photos, social, sharing, satisfactions and disappointments.

Things.

Start a business and make a living doing what we like or we pretend we do. Enter fully into this market is very difficult, but that’s okay. If I had started already paved a path I would not have learned what I’m learning now. The difficulty is a huge treasure. It leads us to invent, invent, adapt, create novelty. Something which in technical terms will render “palatable” on the market. The thing that I have and I’m learning, and that is really important for me is that there are not just two or three ways to get to a place; there are many, depending on your creativity and sensibility. I and many like me that make the market “saturated” ( to use an another technical term) i’m building my path day by day, although sometimes, in the frenzy of my days, I stop. I look around: the desks where i work, filled with books, computer pens pencils etc … I look up, on the cabinet, my exercise books with prints of my work and the bags with the material that I use to set up spaces to events. Here, just then, sometimes, I stop and say: “things.”